Marco Bacoli: “Posso affermare che il mio lavoro nasce sempre da una matrice fotografica per mantenere un contatto con la realtà utile alla costruzione del dipinto.”

Marco Bacoli: “Posso affermare che il mio lavoro nasce sempre da una matrice fotografica per mantenere un contatto con la realtà utile alla costruzione del dipinto.”
Come e perché hai iniziato il tuo percorso artistico?
Sin da piccolo ho sempre avuto l’ossessione per il disegno. Ho fatto studi artistici, partendo dal Liceo artistico/scuola del libro di Urbino sezione disegno animato/cinema di animazione, finendo per laurearmi all’Accademia di Belle Arti di Urbino al corso di Pittura.
Nello specifico però, la consapevolezza e la volontà seria di intraprendere questo percorso è arrivata solo alla fine del terzo anno di studi accademici, prima di iniziare il biennio specialistico. Questo momento è anche il periodo nel quale ho accantonato in parte il disegno e ho iniziato a sperimentare maggiormente con la pittura.
Come hai scoperto il tuo mezzo e perché lo hai scelto?
È stato un processo abbastanza naturale passare dal disegno alla pittura. Sicuramente i diversi stimoli che ho in accademia, le continue ricerche, gli studi e le diverse conoscenze hanno contribuito a farmi sperimentare e provare nuove tecniche.
Devo dire che una volta entrato in questo mondo non ne sono più uscito, è stato come ritrovarsi a casa.
Puoi parlarci del tuo processo creativo? Come nasce il tuo lavoro?
Il mio lavoro parte dalla creazione di un collage di immagini provenienti dal web, da riviste e da un archivio di fotografie.
Raccolto questo materiale inizio a progettare e a comporre immagini che creano un ambiente unico in cui realtà provenienti da “mondi” diversi convivono nello stesso spazio creando una nuova dimensione.
Ultimamente devo ammettere che mi concentro molto anche sulla parte progettuale: sulla fotografia e sulla costruzione di veri e propri set fotografici; mi piace avere un controllo anche sul processo iniziale.
Posso affermare dunque che il mio lavoro nasce sempre da una matrice fotografica per mantenere un contatto con la realtà utile alla costruzione del dipinto.
Quanto tempo impieghi per creare un’opera? Quando sai che è finita?
Dipende, entrano in gioco sempre numerosi fattori, interni ed esterni, che possono cambiare e che modificano i tempi lavorativi sulle varie opere.
Solitamente però, quando dipingo tele di piccolo formato, cerco di non allungare troppo i tempi di lavoro per mantenere una certa “freschezza pittorica”, anche se la mia tecnica non è affatto veloce, visto e considerato che ricerco comunque una stratificazione materica, molto importante per me sia in termini di tempo che di colore.
Anche se a volte ci sono dei piccoli momenti in cui mi lascio trasportare dal caso e dall’imprevisto, so quasi sempre già in anticipo quando l’opera sarà conclusa; dall’idea di partenza l’immagine si delinea e si focalizza sempre più nella mia testa, man mano che dipingo.
Chi sono i tuoi artisti preferiti? Quali ti ispirano?
Sicuramente c’è una lista molto lunga di artisti che mi hanno segnato lungo tutto il percorso, partendo dal periodo scolastico fino ad oggi.
Se dovessi fare una lista riassuntiva, tra i pittori che considero maestri, quasi padri—anzi, nonni—devo citare sicuramente Vermeer, Rembrandt, Goya, De Chirico, Balthus, Morandi e Hockney. I registi che hanno sicuramente ispirato il mio pensiero e fare artistico sono Antonioni, Bergman e Tarkovskij.
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