Damiano Colombi: “Much of my work happens spontaneously and is not preceded by preparatory studies. In a way, it’s contingent—occurring in a context where action and reaction are in balance. “

Damiano Colombi: “Much of my work happens spontaneously and is not preceded by preparatory studies. In a way, it’s contingent—occurring in a context where action and reaction are in balance. “
Come e perché hai iniziato la tua carriera artistica?
Dopo una vita trascorsa a disegnare per diletto e inclinazione, senza però prendere questa attività troppo sul serio, mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti, ed è lì che, grazie alla pittura, ho imparato ad amare le immagini e a comprenderne il potenziale.
Come hai scoperto il tuo medium e perché lo hai scelto?
La mia ricerca, di matrice prevalentemente pittorica, è attraversata costantemente da scoperte tecniche e dalla conseguente taratura delle procedure, dei media e delle soluzioni formali.
Questi aspetti si sono modificati nel tempo, ma attualmente gran parte del lavoro verte sull’accostamento di due tipi di materiale chimicamente opposti tra loro: la cera e la pittura acrilica.
Lavorando su una superficie preparata con cera, materiale che conferisce morbidezza e oleosità organica alla tela, la pittura acrilica non viene assorbita, rimanendo tattile e in superficie.
Quest’ultima resiste al colore, creando opportunità di interazioni inaspettate e un approccio performativo con il medium.
Puoi raccontarci il tuo processo creativo? Come nasce il tuo lavoro? Quanto tempo impieghi per creare un’opera? Quando sai che è finito?
Molto nel mio lavoro avviene nell’immediato e non è preceduto da studi preparatori. È, in un certo senso, contingente e si attua in un contesto in cui azione e reazione si equivalgono.
Dal lavoro su carta in piccolo formato alle opere più grandi su tela, l’obiettivo rimane lo stesso: esplorare le immagini sondando la fine linea di confine fra gestualità, struttura e i limiti e le potenzialità della materia stessa.
Anche se non conta come una regola a cui mi attengo con rigore, solitamente procedo elaborando numerose ipotesi compositive su carta cerata, prima di muovermi su tela o tavola.
Le opere su carta sono da considerarsi un corpo di opere a sé stante, dal quale alcune idee possono trasmigrare, integralmente o in parte, su altri formati o media.
In questo processo di interrogazione delle immagini, ogni opera conduce inevitabilmente alla successiva, pone un nuovo quesito, una possibile tendenza o linea da seguire.
Prediligo pertanto la lavorazione di opere in serie.
Posso impiegare pochi giorni per iniziare e finire un lavoro, limitando l’esecuzione anche a soli due passaggi distinti su un’opera, ma questo rende molto più fondamentale un rigoroso approntamento dell’ambiente e della superficie di lavoro.
Trattandosi, comunque, in molti casi di pittura acrilica liquida applicata sulla tela disposta orizzontalmente, spesso bisogna fare i conti con lunghi tempi di asciugatura.
Non disponendo, in nessuna fase della lavorazione, di un’“idea” precisa per le opere in corso, stabilirne il completamento diventa una faccenda sempre incombente, che richiede un’attenta vigilanza per individuare un’eventuale risoluzione da raggiungere o da non guastare.
Chi sono i tuoi artisti preferiti? Quali ti ispirano?
Non sempre gli artisti preferiti coincidono con quelli che ci ispirano, ma per rispondere a questa domanda ne nomino due che, per me, rientrano facilmente in entrambe le categorie: Sigmar Polke e Helen Frankenthaler.
Di Sigmar Polke ammiro la dimestichezza nello spaziare fra strumenti e materiali molto inusuali, il suo modo di avvicinarsi allo studio e alla formulazione di un’immagine come un alchimista, e la disinvoltura nel compensare meticolosi intenti descrittivi con disinibite velleità gestuali.
Frankenthaler ha invece sviluppato una ricerca che, per quanto possa sembrare sospinta da totale libertà compositiva, lega indissolubilmente l’astrazione a un’iniziale matrice paesaggistica.
Ammiro il dialogo che intesse e l’interdipendenza che ha sancito tra colore e spazialità.
L’ ARTISTA
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