Come e perché hai iniziato la tua carriera artistica?
Con l’ingenuità di un bambino che si sente ripetere “che bel disegno!”, fino a che qualcuno gli chiede pure “quanto costa?”.
Come hai scoperto il tuo medium e perché lo hai scelto?
Comprandolo, ricevendolo, studiandolo e provandolo. Inizialmente la scelta era semplicemente erotica. Mi è sempre piaciuto l’odore dell’olio, la brillantezza dei pigmenti, lo stupore e la scoperta delle trasparenze. Ora lo scelgo perché ostico. La complessità tecnica dell’olio e della tempera dà la possibilità di dipingere senza sapere bene quel che si fa. Arrivi a fare qualcosa di nuovo senza neanche volerlo.
Puoi raccontarci il tuo processo creativo? Come nasce il tuo lavoro? Quanto tempo impieghi per creare un’opera? Quando sai che è finito?
Faccio qualche bozza, preparo qualche tela, un po’ di colore e inizio a dipingere. Le solite cose, insomma. Le idee invece vengono in tutti i modi, disegnando, parlando con qualcuno, vedendo qualche quadro, leggendo, ma mai pensando.
Lavorando su stratificazioni di colore un singolo quadro può richiedere anche un paio di mesi per via dei tempi di asciugatura, ma lavoro sempre su più tele contemporaneamente. Di solito un lavoro è finito quando non ho altro da aggiungere.
Chi sono i tuoi artisti preferiti? Quali ti ispirano?
Cerco di vedere tutti gli artisti, anzi, tutte le opere. Bisogna nutrire lo sguardo. Cima da Conegliano senza dubbio è stato importante per il mio lavoro, ma non direi che è tra i miei artisti preferiti. Amo Schifano, ma non credo si noti dai miei quadri.