Alessandro Pizzuti: “Il mio processo creativo nasce dall’osservazione di tutto ciò che ci circonda. A volte le idee mi arrivano improvvisamente, quasi come delle visioni, e cerco di catturarle per poi trasporle su tela.”

Alessandro Pizzuti: “Il mio processo creativo nasce dall’osservazione di tutto ciò che ci circonda. A volte le idee mi arrivano improvvisamente, quasi come delle visioni, e cerco di catturarle per poi trasporle su tela.”
Come e perché hai iniziato la tua carriera artistica?
Ho mostrato interesse per il disegno sin da piccolo: passavo ore a riempire fogli bianchi con disegni di cavalli, animali e scene di vita quotidiana che vivevo all’epoca. Dopo il diploma al Liceo Artistico, mi sono trasferito a Milano per iscrivermi all’Accademia di Brera, indirizzo Product Design. È stato durante questo periodo che ho incontrato l’artista argentino Mariano Franzetti, con il quale sono poi diventato assistente. Questo incontro si è rivelato fondamentale per la mia formazione artistica. In quel periodo ho cominciato ad avvicinarmi alla pittura su tela, che sin da subito è diventata una forma di espressione terapeutica per il mio animo. La pittura mi sta insegnando a osservare e comprendere meglio tutto ciò che ci circonda. È attraverso l’arte che riusciamo a decifrare il significato della nostra esistenza. Iniziando questo percorso, ho trovato il mio posto nel mondo.
Come hai scoperto il tuo medium e perché lo hai scelto?
Parto dal presupposto che mi piace molto sperimentare. Sono una persona curiosa e amo imparare a utilizzare nuovi medium. Principalmente utilizzo l’olio su tela o tavola, un materiale che amo per la sua resa e che trovo perfetto per il risultato pittorico che desidero ottenere. Mi sono avvicinato all’olio dopo aver studiato la pittura rinascimentale e barocca. Oltre alla pittura ad olio, mi dedico anche al disegno con sanguigna, carboncino e, qualche volta, uso pittura acrilica e smalti.
Puoi raccontarci il tuo processo creativo? Come nasce il tuo lavoro? Quanto tempo impieghi per creare un’opera? Quando sai che è finito?
Il mio processo creativo nasce dall’osservazione di tutto ciò che ci circonda. A volte le idee mi arrivano improvvisamente, quasi come delle visioni, e cerco di catturarle per poi trasporle su tela. Ogni opera si sviluppa attraverso un flusso di immagini e intuizioni che cerco di rendere concrete approfondendo ogni volta gli argomenti che tratto. Il tempo che impiego per completare un’opera varia in base alla complessità del soggetto e del mio stato d’animo in quel momento. Posso impiegare 1 settimana, 1 mese, 6 mesi per terminare un’opera. Quando sento che l’opera ha raggiunto un equilibrio e una completezza, allora so che è finita.
Chi sono i tuoi artisti preferiti? Quali ti ispirano?
Ci sono molti artisti che ammiro e che mi ispirano. Sono particolarmente appassionato del Rinascimento fiorentino e della pittura barocca. Oltre ai grandi maestri come Botticelli, Piero della Francesca, Michelangelo, Leonardo, Raffaello e Caravaggio, stimo molto anche Artemisia Gentileschi e i pittori veneziani come Tintoretto, il Veronese, Tiziano e Tiepolo. Tra gli artisti più moderni, apprezzo molto Vincenzo Gemito, i surrealisti come Dalì e Frida Kahlo, gli espressionisti come Modigliani, Soutine, Egon Schiele, e in generale tutta la pittura impressionista e post-impressionista. Mi piacciono anche artisti come David Hockney e Edward Hopper. Tuttavia, l’artista che più mi ispira per il suo approccio all’arte è Pablo Picasso. Non tanto per la sua tecnica o il risultato pittorico, quanto per la sua continua ricerca di nuove forme. Mi affascina il fatto che Picasso abbia attraversato innumerevoli periodi, cambiando continuamente stile e forma, ma in ogni fase è sempre rimasto, in fondo, se stesso.